lunedì 24 marzo 2008

Mastrocola (citazioni)

22/3/2008
(libri)
Paola Mastrocola, Più lontana della luna

A volte accade, con i vestiti, che ti parlino e allora è fatta: li devi comprare. Non è per vanità, io non sono vanitosa. È per necessità, dei vestiti dico. Sono loro che si sentono soli, ti vedono e gli nasce l'assoluta necessità che tu li prenda, estirpandoli dalla loro inutile solitudine. (164)

Non so perché mi piacevano così tanto le statue. Mi sono sempre piaciute. Forse perché stanno ferme sempre nella stessa posa: se sorridono, sorridono; se hanno una mano alzata, la tengono alzata, mai che tornando gliela trovi abbassata. Sono delle certezze, le statue. Non cambiano mai. Forse per questo mi piacevano: potevo andarle a trovare anche cento volte, loro erano sempre uguali. (166)

Forse una storia dipende da come la racconti, e a chi. A Ghitti l'avevo raccontata bene, perché lei era la mia grande amica. Oppure, siccome era la mia grande amica, in qualunque modo gliel'avessi raccontata, andava a pennello. Però, se fossi riuscita un giorno a raccontarla a chiunque, anche a gente non amica, a perfetti sconosciuti, allora sarebbe diventata una storia buona. (190)

Io vorrei che tutti mi commissionassero statue, invece la gente se la cava con una lapide e basta; le interessa incidere grande il nome, la data, quattro parole al morto, così tanto per dirgli ancora qualcosa, anzi, perché gli altri vedano bene in rilievo che loro gli dicono ancora qualcosa, al loro morto. E allora incidono le tiritere solite: Sei sempre nei nostri cuori, Riposa in pace, Beato nella vera vita, I tuoi cari dolenti...
Mai che qualcuno scriva qualcosa di un po' più diretto e vivo, qualcosa tipo:
Mi manchi da morire, Non vedo l'ora di raggiungerti, Perché mi hai fatto questo, Stronzo mi hai lasciata sola, E adesso come faccio. No. Mai incisa una lapide così. (269)